«Il mio bambino non mi ascolta!»

Molti genitori non capiscono come mai il loro bambino incontri difficoltà nelle situazioni nuove. Alcuni si sentono frustrati e si chiedono cosa stiano sbagliando. Sarah Walder, consulente in psicologia dello sviluppo e responsabile del corso “Genitori forti, figli forti”, spiega perché le fasi di transizione possono essere difficili sia per il bambino che per i genitori e cosa si può fare.

Sarah Walder Mein Kind hört nicht auf mich

Sarah Walder, consulente in psicologia dello sviluppo e responsabile del corso «Genitori forti, figli forti», www.bewegtezukunft.ch

Quali sentimenti scatenano nel bambino le transizioni, ad esempio l’inizio dell’asilo nido o della scuola materna?

I cambiamenti possono infondere insicurezza e generare ansia. Il bambino deve imparare a lasciarsi andare. Il livello d’insicurezza del piccolo dipende anche da come i genitori e gli insegnanti dell’asilo nido e della scuola materna gestiscono la situazione.

Perché a volte anche per i genitori è difficile quando il bambino inizia ad andare all’asilo nido o alla scuola materna?

L’inizio dell’asilo nido o della scuola materna può essere stressante anche per i genitori e causare loro apprensione. Molti genitori si preoccupano di come si sente il piccolo e si chiedono come possono aiutarlo affinché si senta a suo agio all’asilo nido o alla scuola materna. Svolge un ruolo fondamentale il modo in cui loro stessi sono stati aiutati da piccoli ad affrontare le situazioni nuove.

Cosa devono fare i genitori se il bambino piange quando viene lasciato all’asilo nido?

I genitori devono assolutamente evitare di banalizzare i sentimenti del piccolo con frasi come «Smettila di comportarti così!». È meglio invece considerare i sentimenti del bambino e riconoscerli dicendogli ad esempio «Capisco che adesso sei triste». Ai genitori è consentito anche esternare i propri sentimenti e dire al piccolo che pure per loro non è facile lasciarlo, ma che devono recarsi al lavoro. Consiglio a mamma e papà di prendersi sempre il tempo per salutarsi.
Per evitare che il bambino pianga all’asilo nido, può essere utile ricorrere a un rituale. I genitori possono ad esempio guardare insieme un libriccino o disegnare sulla mano del piccolo e sulla propria una coccinella in segno di legame prima di andare. Questi piccoli rituali rafforzano il bambino per tutta la giornata all’asilo e possono contribuire a rendere più facile il momento del distacco.

Come può intervenire l’asilo nido se il bambino fa fatica a staccarsi dai genitori?

L’insegnante dovrebbe dare il tempo al bambino e ai genitori di congedarsi senza mettere sotto pressione il piccolo e accompagnandolo adeguatamente al momento di salutare mamma o papà. In seguito può anche inviare un messaggio ai genitori o mostrare loro alla sera una fotografia o un video del bambino per dimostrare che è tranquillo.

Vi sono bambini che non vogliono tornare a casa dopo l’asilo nido. Cosa consiglia ai genitori in questa situazione?

I genitori non devono prenderla sul personale se il bambino non vuole tornare a casa. Questo comportamento indica che il piccolo è felice all’asilo nido. Spesso non vuole tornare a casa perché è immerso in un gioco. Bisogna quindi dargli il tempo di staccarsi e concordare insieme a lui e all’insegnante un rituale. Quando i genitori vanno a prendere il bambino all’asilo, dovrebbero inoltre comunicargli in modo chiaro, ad esempio usando una clessidra, che può continuare a giocare finché la sabbia della clessidra è finita. A questa età i bambini non sono ancora in grado di comprendere il senso dell’orologio.
Sconsiglio invece di cercare di convincere il bambino a tornare a casa proponendogli del cioccolato o altri dolci. Le emozioni non dovrebbero mai essere associate al cibo, perché a lungo termine questo ha un effetto negativo e può indurre più tardi a gestire i sentimenti spiacevoli con il cibo.

Cosa fare se il bambino non vuole rientrare a casa dal parco giochi?

Consiglio ai genitori di comunicare al bambino 15-20 minuti prima che bisogna rincasare e dargli una finestra temporale dicendogli ad esempio «Puoi scendere ancora due volte dallo scivolo». Così facendo il piccolo ha il tempo di staccarsi dal gioco. Qualche volta però i genitori devono mettere in conto che il bambino faccia storie e pianga. Anche il piccolo ha il diritto di arrabbiarsi e i genitori devono riconoscere questi sentimenti.

Come devono reagire i genitori se il bambino non vuole andare alla scuola materna?

In questo caso consiglio di approfondire il suo rifiuto e prendere sul serio i suoi sentimenti anziché reagire con commenti come «Ti farai sicuramente dei nuovi amici» o «Non è poi così male». Per il bambino è di aiuto se i genitori comprendono la sua insicurezza.
È bene preparare piano piano il bambino all’inizio dell’asilo, ad esempio guardando insieme un libro sull’argomento, visitando l’asilo prima di cominciare ad andarci e acquistando tutto l’occorrente poco per volta anziché tutto insieme.
I rituali, come ad esempio quello di disegnare una coccinella sulla mano, sono utili anche per facilitare l’inizio della scuola materna. Se il bambino è molto ansioso, i genitori dovrebbero parlarne con l’insegnante affinché tutti agiscano nella stessa direzione.

I cambiamenti generano spesso discussioni in casa, ad esempio se il bambino la tira per le lunghe al mattino per prepararsi o alla sera al momento di coricarsi. Cosa fare in questo caso?

A volte il bambino è talmente immerso nel gioco che cincischia o vuole stare alzato più a lungo per rimanere con i genitori. Consiglio a mamma e papà di definire strutture chiare. Il momento di andare a letto dovrebbe sempre essere accompagnato dallo stesso rituale: si mette il pigiama, si spazzolano i denti e si legge un libro. Sia al mattino che alla sera può essere utile la clessidra. I genitori devono essere consapevoli del fatto che il bambino vive il presente e non vuole essere strappato da quel che sta facendo.

Cosa possono fare i genitori per evitare che le discussioni con il bambino degenerino?

È importante che i genitori tengano conto delle proprie esigenze e guidino il bambino. Mamma e papà dovrebbero pensare a cosa è importante per loro e portare a termine i loro intenti. Di solito conflitti e discussioni che degenerano vengono causati da noi genitori che non riconosciamo le nostre esigenze. I genitori non dovrebbero guardare quello che fanno gli altri. Troppo spesso si lasciano mettere sotto pressione. Faccio un esempio: il bambino vuole stare sempre seduto sulle ginocchia della mamma durante i pasti. La mamma però preferirebbe mangiare il suo piatto ancora caldo. Se per lei questo è importante, dovrebbe insistere affinché il bambino stia seduto al suo posto.

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Autrice: Susanna Steimer Miller è giornalista ed è specializzata in argomenti relativi alla gravidanza e alla nascita, nonché alla salute, all'alimentazione, allo sviluppo e all'educazione dei bambini nei primi cinque anni di vita.